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 Scritto del 27/09/2007 << torna all'elenco
"Andiamo a Guantanamo" - settembre 2002

E’ in un quartiere all’estrema periferia ovest di Atene, Pèrama, sobborgo densamente popolato da immigrati e affacciato sul mare, che cinque lingue si incontrano per registrare “Andiamo a Guantanamo”, una ballata Rap per i prigionieri di Guantanamo. Siamo tutti ospiti degli “Active Member” e nel loro studio di registrazione la musica scorre a loop sul computer. Le linee-guida del testo si alternano: greco, inglese, castigliano, francese, per l’Italia, la Brigada Assalti viene a mettere la sua parte. Il luogo dove ci troviamo sembra quello giusto per produrre una canzone come: “Andiamo a Guantanamo”. E’ lungo queste strade di Pèrama che nei primi del ‘900 nasceva quel tipo di musica popolare ora di grande moda in tutte le feste di piazza in Grecia: il Rebético. Allora era illegale, pena l’arresto, perché sul suono del bouzuki (il caratteristico grande mandolino greco), si andava avanti per ore, fumando dai narghilè e improvvisando melodie che trattavano di storie quotidiane e lotte politiche.
- Ho avuto l’idea di fare questo pezzo quando ho sentito parlare del campo di prigionia di Guantanamo – mi spiega pacatamente Mihalis (nome d’arte B.D. Foxmoor), con una voce bassa e un portamento piazzato da vero condottiero acheo. Fondatore degli Active Member e organizzatore di questo progetto, Mihalis è un poeta instancabile e insaziabile (seicento canzoni scritte in dieci anni di “carriera”!) - ho pensato di chiamarvi tutti qui per Guantanamo, perché quello potrebbe essere il futuro del nostro destino -.
“Il futuro del nostro destino!”, questo mi ha dato un bel po’ da pensare, e di certo è stato un gancio che mi ha impigliato in questo nuovo progetto…
Quelle persone (persone!) rinchiuse in gabbie per tigri a Guantanamo non sono prigionieri di guerra, non sono nemmeno prigionieri, in senso stretto. Sono ostaggi di una lotta all’ultimo sangue, poco più che cose trattenute in pegno, in attesa di dimostrare al mondo chi è il loro vero padrone, il capo dei capi, chi, solo e unico, ha il potere di donare la vita e la libertà o dispensare morte e rassegnazione. Stanno lì per mostrare cosa attende a chi sfida (in armi o meno) il cuore stesso dell’ordine imperiale. Un monito per il resto dell’umanità.
- Io sento che queste persone stanno dentro perché noi stiamo fuori – continua Mihalis - sento che su questa storia c’è necessità di parlare, anche se noi siamo una piccola cosa, ma le cose più grandi succedono anche da piccole cose -.
Ci scambiamo pareri sull’argomento, noi, frammenti di una fitta rete globale di cui siamo parte e che mette in combinazione intelligenze creative.
Mentre parliamo la base del pezzo continuo a scorrere, io butto giù gli ultimi ritocchi alla mia strofa e attacco al microfono: “… A Guantanamo in gabbia c’è anche gente innocente/gente presa a caso che non c’entra niente/dove sono i processi? Le prove? I diritti?/Noi non stiamo zitti/Non stiamo zitti!/Falso, falso, falso/falso grande capo/sei un capo solo col fucile puntato/non ti rispetta più nessuno ormai nel mondo/Guantanamo e la guerra non nascondono il tramonto/noi non vogliamo i Bush/faraoni predatori/petrolieri ricoperti di rubini e ori/noi non vogliamo i Bush/e chi coltiva il terrore/ultima spiaggia e speranza per restare al potere/…”.
Cinque lingue si avvicendano nelle rime. Qualcosa del genere l’avevamo già provato in un’altra situazione, con un altro Bush, ma lo scenario è lo stesso: il business armato sui campi petroliferi. Non ci riuscì di fermare a tempo di rap né quella guerra né la successiva (“Baghdad 1.9.9.1” e “A trenta miglia di mare” non furono forse apprezzate nelle stanza dei bottoni…?!?), ma questo tempo che si appresta a ritmo di tamburi è il tempo della guerra globale e globale deve quindi essere il fronte dei ribelli.
Quando il pezzo è finito non facciamo in tempo a riascoltarlo due volte che è già ora di andare. Ci dirigiamo all’università di Atene (la stessa della resistenza contro il regime dei colonnelli, sostenuto dagli Americani…), dove c’è una tre-giorni del Social Forum locale. Quando arriviamo, tutti quelli che vengono a salutarci ci gridano nella musica assordante e confusa: “Firenze! Firenze! Ci vediamo a Firenze, a novembre!”.
E alla fine… quando sono già passate le due di notte, esaurito ogni dibattito, terminato il concerto fatto insieme al Danno del (Colle der Fomento), appartati in un angolo della facoltà di Agricoltura, alcuni suonatori di bouzuki attaccano con i loro strumenti, e prima sotto tono, poi via via sempre più forte, tutta l’area del campus prende a sollevarsi come un’ombra danzante al passo di Rebético …
Per questa notte, da Atene, può bastare per ricominciare.

Militant A, Brigada Ribelle “Assalti!”


“Andiamo a Guantanamo” uscirà a dicembre in Grecia nel nuovo disco degli Active Member. Oltre Assalti, sono presenti le voci e le rime di Winston Irie, da Londra, fratello maggiore del più noto cantante reggae General Levi. C’è Serg10, diciottenne francese originario della costa d’Avorio, figlio dello scrittore africano Sahiri. C’è Karibu, che rappa la parte in spagnolo, anche lui diciottenne, nato in Venezuela ma trapiantato ad Atene e parte del movimento degli “Active Memeber.”.
“Andiamo a Guantanamo” in Italia non sarà in vendita, ma passerà da tutte le radio e i Dj che lo vogliano mandare con una totale diffusione libera previo contatti:


Gli Active Member sono un punto di riferimento per tutta la scena culturale underground in Grecia. Nati nel 1992, hanno ribattezzato l’Hip-Hop chiamandolo “Low Bap”, per marcare un’identità più personale e in sintonia con il loro territorio. Il “low Bap” si riconosce per un ritmo più lento e scuro rispetto all’Hip-Hop americano e il tessuto sonoro, solitamente formato da batteria elettronica, basso e chitarre acustiche, è totalmente al servizio di testi poetici e diretti che loro riassumono così: “Parla di quello che fai e fai quello di cui parli”. Il “Low Bap” è un’idea che fonda una grande comunità di appartenenza presente in tutta la Grecia, una sorta di “Zulu Nation” di Afrika Bambaataa. Una comunità legata dall’amore per la musica e da valori positivi verso la vita e creativi verso la resistenza. Super attivi, come vuole il loro nome, gli Active Member hanno già prodotto 45 gruppi della scena “Low Bap” e stanno per pubblicare il loro ottavo disco che si chiamerà AKPONEIPO, ossia: “Passaggio al limite del sogno”, una parola creata da loro stessi che nasce dall’unione di AKPH (il limite, il precipizio) e ONEIPO (onirico, sogno).


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