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"Mi sa che stanotte..." - Comunicato di presentazione - aprile 2006
Dopo quaranta giorni nello studio “Casasonica” a Torino e un anno tra Roma e Bergamo a elaborare rime e basi, è pronto “Mi sa che stanotte.”, il nostro nuovo lavoro o progetto o disco o casino da portare in giro per il mondo. E’ il numero sei della collezione Assalti, due anni dopo l’ultimo, “H.S.L.”, ben sedici dal primo, “Batti il tuo tempo” (giugno 1990). Un vero record per chi conosce i nostri abituali intervalli di tempo tra un disco e l’altro.

Abbiamo cercato di essere più concentrati sul gruppo e ci siamo riusciti e ora ecco il nostro nuovo rap, tra i più poetici e politici espressi nella lingua italiana. Chi ci conosce sa che noi amiamo il rap perché il rap ha dentro di sé la parola e chi lavora sulla parola sviluppa il linguaggio allena il pensiero e non spegne la mente. Questo tipo di musica nasce come espressione orale ed è quindi di per sé una forma di resistenza al consumo passivo di immagini a cui siamo destinati. Passare pomeriggi o notti su una strofa o una quartina o una rima è una cosa che allarga la conoscenza. Con questo spirito noi scriviamo testi. Chi fa il rap deve avere esperienze e informarsi e studiare il vocabolario o sarà sconfitto, o la sua ispirazione si spegnerà e diventerà un ex-rapper. E noi siamo ancora qui, tutta la vita lo saremo, perché siamo ribelli a vita. “Mi sa che stanotte.”, è come un film, un piano sequenza lungo quaranta minuti circa in cui scorrono fatti, sogni, ossessioni di una banda di strada, tutto narrato in prima persona.
Ogni canzone una trama compiuta che si lega alle altre come tessere di un puzzle. Tutti frammenti di una biografia collettiva.

1. Quasi come vivo.
2. Un posto speciale.
3. Ribelli a vita.
4. Dall’altra parte.
5. Mi sa che stanotte (pt. 1).
6. Che stress.i Ros.
7. I miei amici sono strani.
8. Gaia per davvero.
9. Si può fare così.
10. Mi sa che stanotte (Pt. 2).
11. Plus Militant.
12. Rosso, arancio, giallo….

Parlano di una storia, anzi di molte storie, fatte di sangue e carne viva. Intessute di passioni e speranze vive e vere come vera è la notte che ci attraversa l’anima. E sono le nostre storie. Tra gli altri testi spicca quello sui Ros, il Raggruppamento Operativo Speciale dei carabinieri che ci ha messo sotto doppio controllo incrociato e segreto manco fossimo Belushi in Animal House per un anno e mezzo. Tutto nasce dal fatto che nel corso delle indagini sulle “Nuove” Brigate Rosse è venuto alla luce che molti del nostro gruppo negli anni ‘80 hanno partecipato al movimento delle occupazioni dei primi centri sociali tra cui anche il blitz di Roma dove c’era il noto Mario Galesi. Abbiamo subito perquisizioni, inquisizioni, interrogatori grazie all’articolo 270 bis, introdotto dopo l’11 settembre e che coinvolge nell’accusa di terrorismo chiunque abbia comportamenti sospetti anche se non direttamente legati ad azioni armate, articolo che è sempre decaduto in sede processuale da quando è stato introdotto e che coinvolge direttamente il rapporto tra sicurezza e democrazia, tra abuso e diritto, tra guerra e libertà. Pezzi di carriera sono stati fatti in alcune stanze del potere grazie a questa indagine. Noi rispondiamo con le nostre armi e alla fine di un interrogatorio abbiamo messo a verbale che avremmo scritto un pezzo su questa storia: “Hey, non ve la prendete se vi facciamo una canzone perché ve la meritate…”.
E loro, un pò curiosi un pò inquirenti chiedevano: “Ma chi è che va più forte in città adesso, Assalti Frontali o Banda Bassotti…?”. Da questa esperienza che abbiamo avuto nel corso dell’anno passato si diramano alcune riflessioni e ricordi su posti ed eventi che sono impressi nella memoria da quando a sedici anni andavamo in giro con i motorini per la città e ci sentivamo dei Robin Hood nella foresta di Roma, viaggiando in autostop, con il sacco a pelo e i falò sulla spiaggia, ascoltando le prime canzoni di Hip-Hop che arrivavano dai ghetti americani (nei pezzi “Ribelli a vita” o “Un posto speciale”). O il leit motiv del disco “Mi sa che stanotte” nelle due versioni Pt. 1 e Pt.2, che raccontano delle minacce di arresto o dei sogni di libertà e tutto quello che può capitare di notte, quando sembra che non debba capitare niente, complici la penombra, le luci gialle e tremule, i suoni ovattati, avvolti in una foschia di umidità e timori e speranze represse. Ma tutto il disco nasce dalla condivisione all’interno del gruppo, della comunità, o più in generale, nei flussi del movimento. Come il pezzo “Si può fare così”, che entra nel dibattito sui dischi masterizzati in modo molto esplicito (”capirai il copyright/noi get up stand up for i nostri right”). O il pezzo “I miei amici sono strani”, una sorta di dischiarazione d’amore per i fratelli e i casini che combinano perché non fanno mai davvero “quello che si deve”. La struggente ballata “Gaia per davvero” è una poesia laica e universale rivolta a un’amica che non c’è più, e tocca nel profondo il rapporto tra la vita e la morte prematura. “Plus Militant” è come un gioco in cui Assalti Frontali si candida alle elezioni per la guida del paese e sono elezioni che si fanno per strada con un programma scandito in versi. “Quasi come vivo” e “Rosso, arancio, giallo…” , l’intro e la chiusura del disco, tratteggiano l’atteggiamento mentale e la bandiera (dell’arcobaleno) che sono dietro le nostre scelte. “Dall’altra parte”, infine, con gli ambienti di fondo di una vera partita, ci trasferisce su un campo da gioco di basket. E’ una metafora della lotta per conquistare una posizione e da lì fare canestro. Perché abbiamo sempre davanti una linea del fronte, un confine che ci separa, e noi vogliamo andare oltre quella linea, andare dall’altra parte, per rompere l’accerchiamento e conquistare un mondo migliore.
La musica di questo disco è il frutto di un lavoro collettivo, è stata ideata da Bonnot e prodotta artisticamente da Max Casacci e dalla crew di Casasonica che sono Ale Bavo e Condimix. E’ un ritorno a un approccio strettamente Hip-Hop con influenze tecno pop tipiche del suono Subsonica.
Dopo il tour di HSL i Brutopop (il gruppo che da quindici anni accompagna Militant A in studio e dal vivo) ha chiesto due anni di stacco per poter produrre il proprio disco, a questo punto le idee per la muisca sono state affidate a Bonnot, il nuovo ingresso nel gruppo, giovane musicista di 22 anni, studente di contrabasso al conservatorio, che da fan di Assalti ci seguiva nei concerti fino a che una volta conosciuti è salito sul palco “per vedere che succede” e ha poi trascorso un’estate con noi nell’ultimo tour estivo di trenta date del 2005. Vista l’intesa che era via via cresciuta, Militant A ha visto in lui la persona adatta per proseguire il cammino musicale di Assalti frontali. Bonnot ha preparato le basi e il lavoro è stato poi prodotto artisticamente e riarrangiate in “Casasonica”. Qui si sono incontrati finalmente in uno studio di registrazione due artisti che da venti anni sono sulla scena musicale alternativa italiana, Max Casacci e Militant A. Era molto tempo che i due cercavano un occasione per produrre qualcosa insieme e dopo il remix di “Un cannone me lo merito” uscito nel febbraio 2005 eccoci davanti a un intero album.
Si tratta di una contaminazione che vede l’incontro tra due approcci diversi ma complementari alla musica, da una parte la grande attenzione e cura per il suono e il “beat” del produttore dei Subsonica e dall’altra l’interesse preminente e a volte maniacale per la parola e il testo della voce degli Assalti. Il risultato sono 12 tracce Hip-Hop assolutamente originali e moderne che travalicano i confini italiani con un sound assolutamente internazionale e un messaggio fresco e rivoluzionario.
La copertina è una citazione, se non proprio un “remake”. E’ ripresa dalla famosa foto di Malcolm X che a metà degli anni ‘60 si era fatto riprendere mentre scrutava dalla finestra scostando le tende con un fucile in mano e la scritta “By all means necessary”, con tutti i mezzi necessari. Indicando con questo il bisogno del popolo nero di lottare per i propri diritti in tutti i modi consentiti dalla costituzione americana. Sulla copertina di Assalti Frontali il fucile è sostituito dal microfono, perché è l’espressione e la comunicazione la grande arma di oggi. Ma esattamente uguale è la tensione e la determinazione con cui si scrutano le minacce e i sogni che sono proprio lì fuori dalla finestra. Per il bisogno di difendersi dai soprusi e il desiderio di ottenere i nuovi diritti di cittadinanza che le generazioni precarie di oggi chiedono nelle piazze e nelle strade del mondo globalizzato.


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